Ascoltando Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 per il coraggio della controinformazione, e responsabile del centro per la memoria di Cinisi. Lo abbiamo incontrato il 25 Febbraio scorso a Pisa, presso i locali del Cinema Arsenale, in occasione di un’iniziativa aperta agli studenti promossa da Libera.
Educare alla legalità: cosa insegna la storia Peppino.
Oggi in troppi si sciacquano la bocca con la parola legalità, abusandone a dismisura. Dovremmo porci l’obiettivo di operare un’educazione alla giustizia (che era quella per cui si batteva Peppino) piuttosto che alla legalità. Oggi, a livello mondiale, ma in particolar modo nel nostro paese, si tende a legalizzare l’illegalità: leggi ad personam, non ispirate alla giustizia sociale ma al vantaggio di pochi e finalizzate piuttosto a dare da mangiare ai potentati economici. Legalità è togliere dallo stato sociale i soldi da dare alle banche? Legalità è guerra, squilibrio delle risorse, fame? Pensiamo all’Italia, un paese che certo non ha alle spalle una storia basata sulla legalità; basta pensare ai magistrati che hanno cercato di fare giustizia sulla morte di Peppino (da Gaetano Costa, passando per il sostituto procuratore Signorino, poi Chinnici, fino a Falcone), tutti uccisi dalla mafia. La mafia in Italia non è stata e non è un anti-stato; spesso è stata dentro lo stato. Chi sta a capo delle istituzioni non ha rispetto della Costituzione e non può certo portare avanti un impegno di legalità. Se noi vogliamo cercare di ristabilire la legalità nel nostro paese, dobbiamo difendere a spada tratta la nostra Costituzione (è qui che troviamo l’uomo) e praticare costantemente l’antifascismo. Dobbiamo parimenti ricordarci della Dichiarazione universale dei diritti umani, da cui parte l’impegno per la legalità.
I giovani per la legalità: cosa è possibile e necessario fare subito
A voi giovani, in particolare, dico: disubbidite! Non è un controsenso; la disobbedienza civile è la vera arma a difesa della legalità. Anche di fronte a tante nostre leggi, per larga misura non ispirate alla giustizia e alla dignità umana, vi dico di disubbidire. Peppino operò una grande rottura, prima di tutto con la propria famiglia; una famiglia mafiosa di tutto rispetto. Il padre lo educa al codice mafioso e lui lo rifiuta. Viene mandato via di casa perché il padre non sopporta che lui parli male degli amici di famiglia. Questa disobbedienza è un esempio vivente di come la mafia possa essere combattuta, e di come ad essa ci si possa ribellare anche se è dentro la nostra casa. La cameriera nera Rosa Parks, negli Stati Uniti, disobbedì quando sull’autobus si rifiutò di alzarsi per far sedere dei ragazzini bianchi, come stabilito di fatto dalla legge vigente; ma fu da questo gesto di disobbedienza che partì un grande movimento. Anche Martin Luther King stette per un periodo in galera a causa delle sue idee. Lo stesso Gandhi fu incarcerato, e pure lui non era un terrorista, ma un uomo di pace. Gesù poi è stato il più grande tra i disobbedienti, arrestato e crocifisso. Questi devono essere i nostri punti di riferimento. Per qualcuno dei nostri politici, invece, sarebbe auspicabile cassare dai libri di scuola la parte sulla Resistenza, ridando valore ai veri eroi, come Mangano ad esempio, che inneggia al coraggio dell’omertà. I giovani devono informarsi, leggere, stare con gli occhi aperti (perché i giovani assopiti fanno comodo ai potenti); studiare e difendere la Costituzione che è uno dei nostri tesori più grandi.
Crisi della democrazia e potere della tv spazzatura, dove trovare una via d’uscita?
Peppino ha compreso da subito l’importanza e la forza dei mezzi di comunicazione come strumenti per coagulare le energie e l’interesse dei giovani. A partire da L’Idea Socialista (giornale fondato da lui), poi le mostre fotografiche paesane sulle speculazioni edilizie (in particolare contro le c.d. “curve dell’autostrada” fatte “per non far addormentare gli automobilisti” diceva lui ironicamente, ma in realtà per sottrarre le terre mafiose alla confisca). E ancora il Circolo Musica e Cultura, centro di aggregazione giovanile e di sensibilizzazione sulla scorta delle parole dei cantautori di allora (De Andrè, Tenco, Bob Dyland..), fino poi a Radio Aut.
Peppino “politicizzava”, invitava alla partecipazione partendo dalla VERITA’, servendosi dei mezzi di comunicazione: mezzi poveri (cineforum, teatro, volantini) ma efficaci perché usati da uno che ci credeva.
Oggi dilaga la tv spazzatura che forma purtroppo le giovani (e meno giovani) coscienze, non ci sono forse più cantautori in grado di veicolare idee e ispirare movimenti di pensiero. È vero. Ma è vero anche che ci sono esempi di utilizzi positivi dei mezzi di comunicazione. Basti pensare al film I 100 passi, prima del quale la storia di Peppino era conosciuta pochissimo. Questo film è stato importantissimo, uno strumento per continuare la battaglia di Peppino, mantenere viva la sua memoria e la riflessione sul tema della giustizia e della lotta alla mafia.
Irene Giani
Educare alla legalità: cosa insegna la storia Peppino.
Oggi in troppi si sciacquano la bocca con la parola legalità, abusandone a dismisura. Dovremmo porci l’obiettivo di operare un’educazione alla giustizia (che era quella per cui si batteva Peppino) piuttosto che alla legalità. Oggi, a livello mondiale, ma in particolar modo nel nostro paese, si tende a legalizzare l’illegalità: leggi ad personam, non ispirate alla giustizia sociale ma al vantaggio di pochi e finalizzate piuttosto a dare da mangiare ai potentati economici. Legalità è togliere dallo stato sociale i soldi da dare alle banche? Legalità è guerra, squilibrio delle risorse, fame? Pensiamo all’Italia, un paese che certo non ha alle spalle una storia basata sulla legalità; basta pensare ai magistrati che hanno cercato di fare giustizia sulla morte di Peppino (da Gaetano Costa, passando per il sostituto procuratore Signorino, poi Chinnici, fino a Falcone), tutti uccisi dalla mafia. La mafia in Italia non è stata e non è un anti-stato; spesso è stata dentro lo stato. Chi sta a capo delle istituzioni non ha rispetto della Costituzione e non può certo portare avanti un impegno di legalità. Leggi il resto»